17 dicembre 2011
La Grazia trova casa
(4ª domenica di Avvento - B); 18 Dicembre
La casa è un luogo importante per le relazioni che vi si stabiliscono; sono esse a rendere familiare l'ambiente abitato. Rispetto a una fabbrica dove talora è allestita la mensa e a un albergo dove non mancano i letti, la differenza sta nei legami che uniscono le persone e negli volontà che le riuniscono.
L'inizio del Vangelo di oggi assomiglia ad una sequenza in cui il campo si restringe sempre più, dall'ampiezza dei cieli dimora di Dio alla regione della Galilea, poi alla città di Nàzaret, e infine alla casa di Maria. Sembra quasi che sia possibile leggere come in picchiata il biglietto sul campanello: Maria presto sposa di Giuseppe.
Che il luogo dove l'Angelo recapita il suo messaggio a Maria sia proprio la sua casa e non uno spazio pubblico o a lei estraneo lo conferma la frase seguente: "Entrando da lei, (l'angelo) disse". Nei racconti apocrifi troviamo suggerite altre ambientazioni, il pozzo o la fontana del villaggio, opera di fantasia e poco credibili rispetto alla "asciuttezza" della narrazione di san Luca.
Nel testo l'accenno alla casa di Maria è più determinante di quanto sembri, in quanto troviamo ripresa a riguardo dell'evento dell'Annunciazione l'ambivalenza già presente nell'episodio del secondo libro di Samuele riportato come prima lettura di questa Messa.
Là il re Davide era preoccupato di costruire una casa-dimora al Dio di Israele, che ancora veniva onorato sotto una tenda come nel tempo della peregrinazione nel deserto. A lui Dio risponde tramite il profeta Natan che per intanto conviene aspettare. Sarebbe stato Salomone suo figlio e successorre a occuparsi della cosa, e lo avrebbe fatto degnamente.
A quel punto però sarebbe stato chiaro a tutti che il Signore si era già legato al Re e alla sua famiglia con un patto immutabile: la casa-discendenza di Davide avrebbe avuto per sempre un posto centrale nell'alleanza tra Dio e popolo.
Nella casa di Nazaret dove entra l'angelo c'è solo Maria. Sembrerebbe fallita la condizione della relazione tra persone che abbiamo inteso così importante per qualificare una dimora in quanto casa.
Anche l'accenno a Giuseppe, promesso sposo della vergine Maria, sembra non essere sufficiente, seguito com'è dalla protesta della giovane donna: "Non conosco uomo!". L'affermazione chiaramente indica una volontà di permanenza nello stato verginale, altrimenti non si comprenderebbe l'obiezione sulla maternità annunciata: "Come avverrà questo?".
Che cos'è dunque che trattiene in un profondo rispetto all'ingresso di quell'umile dimora l'angelo mandato da Dio, tanto che in alcuni dipinti è rappresentato inchinato verso la Vergine a cui si rivolge?
L'angelo conosce bene il mistero che si cela in quella casa e che egli viene a rendere noto alla sua stessa protagonista. La casa è piccola e angusta, ma è grande a sufficienza per accogliere il Signore della gloria, perché essa è nobilitata dalla presenza della "piena di grazia".
In realtà Maria non fu mai sola. Ella è già da sempre in relazione con Dio e si tratta di un rapporto speciale. L'angelo glielo ricorda al principio del intervento: "Il Signore è con te!". È il mistero dell'Immacolata Concezione che abbiamo meditato una decina di giorni fa. Fin dal giardino di Eden Dio parla di lei dichiarando di averla nella mente e dunque Maria è inserita in un modo unico nelle vicenda dell'umanità.
In quella casa dunque è deciso che si stabilisca il Figlio di Dio, discendente di Davide. Pur essendo Egli destinato a salire sul trono più alto della storia, Dio preferisce che inizi la sua avventura umana da una abitazione scavata nella roccia e dalla bottega di un falegname, Giuseppe.
A noi che conosciamo il seguito della storia, e cioè il fatto che al momento del parto di Maria "per loro non c’era posto nell’alloggio" e che qualche mese dopo Giuseppe nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove vissero stranieri per anni, tale insistenza sulla casa fin dal principio dell'Incarnazione del Verbo non può non far riflettere.
Al principio della storia Dio piantò un giardino e lì vi collocò l'uomo. Che si procurasse una casa lo lasciò alla sua inventiva e operosità. Anche venendo nel mondo Egli si affida agli uomini, ma sa fare le sue scelte. Al Tempio a Lui dedicato preferisce l'umile dimora di una fanciulla perché più gradita alla sua santità. Lì le relazioni tra le persone, a differenza che nel Santuario, erano sane.
Oggi abbiamo il mondo in casa, ma il mondo non è ancora una casa per gli uomini. Il mondo ci entra in casa nel bene e nel male ogni giorno, qulache volta siamo noi ad andarne in cerca, qualche altra ne subiamo l'invasione, ma lo spirito di famiglia della casa sembra sconosciuto alla mentalità del mondo.
Ora che sappiamo il segreto dell'agire di Dio, in questo Natale festa da vivere in famiglia, curiamo le nostre case per quello che esse hanno di più prezioso, le relazioni umane che esse custodiscono e favoriscono non solo all'interno della parentela, ma anche nell'ambito della comunità parrocchiale e più oltre. Allora sarà davvero un "buon Natale" per tanti.
09:45 Scritto da: danimura65 in Omelie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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