03 dicembre 2011

Grazia anticipata

(2ª domenica di Avvento - B); 4 Dicembre


Nelle raffigurazioni degli evangelisti san Marco è associato all'immagine del leone e subito, per così dire, egli ci fa ascoltare un ruggito, quello di Giovanni Battista. Il luogo di soggiorno dell'ultimo dei profeti è il deserto e lì egli lsi afferma come voce capace di scuotere il popolo di Israele sulla scia delle esortazioni di Isaia.
Al racconto di apertura però san Marco fa precedere il titolo della sua opera. Da fedele uditore della predicazione di san Pietro egli scrive: "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo…"
Vangelo significa "buona notizia" in senso religioso, come proclamazione di salvezza, perdono dei peccati e rinascita spirituale. Perciò in senso stretto esso consiste unicamente nell'annuncio del Messia Figlio di Dio. La descrizione dell'attività, della persona e del messaggio di Giovanni Battista vale da prologo in attesa dell'arrivo della persona di Gesù.
Esistono infatti molti modi per chiarire gli inizi di una personalità pubblica. Si può guardare agli esordi della sua esistenza, come fanno gli evangelisti Luca e Matteo, oppure ci si può interessare quasi unicamente ai precedenti preparatorî, ed è la scelta che compie san Marco.
Anche in questo caso si tratta di Vangelo perché nella sua veloce comparsa la figura del Battista è tutta protesa verso quella di Gesù. Il Battista è colui che attende in manera più forte e descrive con gli accenti più entusiasti il nostro Salvatore, come abbiamo sentito in conclusione del brano.
Giovanni Battista si colloca sulla linea profetica che non è solo quella di anticipare il futuro, ma anche di indicare Dio all'opera nel presente. La consolazione di cui si fa portavoce Isaia nella prima lettura valeva allora ma come in abbozzo ma trovava la sua forza nell'anticipare una promessa che si sarebbe compiuta più in là nel tempo.
La profezia di Isaia parlava di un gridare nel deserto, dove non basta parlare per farsi sentire, ma dove una volta entrati è più facile mettere a tacere altre voci di disturbo. Così capita anche oggi nella concreta condizione umana. Siamo immersi nel frastuono del mondo e perciò rischiamo di rimanere sordi ai richiami della Parola di Dio e dunque siamo molto bisognosi di tempi e luoghi di silenzio dove accogliere e dare spazio alla voce di chi parla a nome suo.
Nell'esclamazione rivelatrice: "Ecco", il profeta vede come certo ciò che agli altri è nascosto, ma che urge proclamare. Anche il Battista, come i profeti che lo hanno preceduto, a cominciare da Isaia, si sente un messaggero che deve non solo informare ma anche convincere, non solo avvisare i suoi ascoltatori ma anche allargarne i confini della mente e del cuore.
L'oggetto della fede può essere proclamato e insegnato. L'atteggiamento della fede chiede di essere ispirato, perché non può essere semplicemente trasmesso, ma ha bisogno di essere testimoniato.
Il concorso di gente attorno a Giovanni non lo distoglie dal suo atteggiamento né dal contenuto suo messaggio. Era la gente che si spostava verso Giovanni e non il contrario. Questa è già una differenza rispetto al modo usuale di atteggiarsi dei profeti antichi. Un'altra novità è che diversamente da loro Giovanni insiste sul fatto che resta poco tempo: bisogna farsi trovare pronti, perché il Messia presto comparirà. La novità che sostiene l'opera del Battista è che Dio finalmente si presenta faccia a faccia.
Ciò è possibile in quanto Egli entra nella storia nella persona del Messia. Dunque per conformare la propria storia personale alla grande storia di Dio e rendersi raggiungibili dalla sua opera di salvezza occorre agire subito.
Gesù si sarebbe dimostrato più disponibile, affabile e cordiale, ma Lui era il Figlio di Dio, mentre Giovanni era solo un uomo. Solo Gesù può perdonare, Giovanni sta bene attento a non usurpare i diritti del suo Signore.
Egli non suscita false speranze; egli vuole convertire i cuori. Sarebbe spettato a Gesù di aggiungure all'annuncio della conversione la proclamazione della misericordia. Giovanni non è generoso con i beni altrui, perciò riceverà una lode incondizionata da parte di Gesù come servo fedele e preciso nell'adempimento del suo compito.
Giovanni non si sbaglia a dire che Colui che lo avrebbe seguito sarebbe stato più forte di lui; che poi Gesù abbia usato la sua forza in maniera serena e tranquilla ciò va attrbuito a sostegno della grandezza di nostro Signore e non a detrimento della parola del Precursore.
Gesù è forte in maniera eccelsa perché è colui che con la forza della sua prossima venuta aveva reso forte Giovanni nella sua missione. Dunque tutta la forza di Giovanni il Battista risiede nella persona di Gesù.
Perciò possiamo concludere che il ruggito di Giovanni Battista non è un grido scomposto, ma un riflesso della potente azione di Dio e che la sua opera sia destinata a finire, mentre quella del Messia che egli annuncia continuerà nel tempo il primo a dirlo è lo stesso profeta che diventa quindi mansueto alla presenza del suo Signore, tanto da trattenersi perfino dal gesto di scioglierne i calzari.
La via retta è la più breve tra due punti. Ora noi sappiamo che quella che ci porta a incontrare il Signore passa attraverso il deserto, senza finire lì, perciò siamo riconoscenti a chi come il Battista ha saputo rinunciare a tutto per amore di Gesù e così permettere anche a noi di incontrarlo quanto prima nella nostra vita di tutti i giorni.

09:43 Scritto da: danimura65 in Omelie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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