26 novembre 2011

Grazia che anticipa

(1ª domenica di Avvento - B); 27 Novembre


San Marco concentra in poche righe il messaggio della parabola dei talenti. Il potere che il padrone dà a ciascuno dei suoi servi è quello di moltiplicare le opere buone e così manifestare la propria fede.
L'ambientazione però è più familiare; il discorso lascia immaginare una grande residenza gentilizia dove ad ognuno dei servi è riservato un compito diverso ugualmente necessario per il buon andamento della vita in comune. Un ruolo particolare è assegnato al portiere che per ufficio deve impedire agli estranei di irrompere nella casa o di introdurvisi di soppiatto.
Esiste dunque una casa nella quale il Signore ci vuole riuniti e questa è sicuramente la Chiesa nel suo volto concreto che è la comunità cristiana di appartenenza. In essa è possibile attendere il ritorno del Signore nella tranquillità e nella fecondità delle occupazioni quotidiane. Avventurarsi all'esterno, cioè agire da battitore libero, diventa pericoloso.
Tuttavia non basta essere incardinato in una parrocchia o avere una comunità di riferimento per essere apposto. Nel momento della visita del padrone verranno lodati solo i servi trovati al loro posto, mentre gli sfaccendati subiranno un rimprovero.
In più siccome il Signore tornerà all'improvviso e dopo molto tempo, quando busserà alla porta e chiederà di entrare bisogna essere pronti a riconoscerlo e ad aprirgli subito.
È strano per noi che un padrone di casa non possieda le chiavi della sua abitazione e debba affidarsi alla prontezza di riflessi dei suoi servitori. La circostanza è meno sorprendente per il mondo antico, ma in ogni caso ci rivela in quale modo il Signore preferisca rapportarsi con noi: quello di affidare delle responsabilità, di cui verrà chiesto conto, ma che nobilitano la persona.
Troviamo scritto nel libro dei Proverbi: "Fino a quando, pigro, te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno? Un po’ dormi, un po’ sonnecchi, un po’ incroci le braccia per riposare, e intanto arriva a te la povertà, come un vagabondo, e l’indigenza, come se tu fossi un accattone".
Quello che noi accettiamo facilmente come necessario per il sostentamento fisico e il benessere economico, ossia di fuggire l'indolenza e praticare la laboriosità, ad un livello superiore vale per la crescita spirituale e la felicità dell'anima.
L'economia in quanto "buon governo della casa" non può essere ridotta a cura e preoccupazione del proprio agio materiale, ma si deve allargare alla sollecitudine e interessamento per la propria salute spirituale.
Tra i doni che arricchiscono la comunità cristiana di Corinto e che san Paolo nomina in segno di elogio per la loro intraprendenza troviamo al primo posto quelli della parola e della conoscenza.
Certamente non è possibile aspettare il Signore che ritorni e riconoscerlo al suo arrivo se in qualche maniera non si è già compreso in quello che ha detto e ha fatto. Anzi la familiarità con la sua parola e con la sua presenza nei sacramenti e nella liturgia apporta una grazia confortatrice senza la quale potremmo ben dire, come alluso nella parabola, che tutta la vita umana giace nelle tenebre.
In questo brano più ancora che alla laboriosità Gesù sollecita noi suoi fedeli alla vigilanza. Essa si attua nel ricordo del messaggio Signore e nell'esercizio del sentimento della sua presenza nello Spirito in attesa del suo ritorno palese e comporta una preparazione interiore e una attività esteriore.
Ciascuno per sé ha una delle porte da custodire, in entrata sono quelle della vista e dell'udito, in uscita quella della bocca e in entrata e uscita quelle del cuore e della mente, cioè dei sentimenti e dei pensieri.
Oltre alla distrazione un altro atteggiamento che in pratica la vanifica la vigilanza anche se in apparenza le somiglia è l'attendismo, ossia la pretesa che siano gli altri a cominciare. Perciò in chiusura Gesù precisa che il suo invito è rivolto in primo luogo a chi è più vicino a lui e ha una responsabilità di comportarsi in maniera esemplare nei confronti degli altri, ma poi anche a tutti.
Il mancato incitamento ricevuto da altri non può valere come scusa da parte di nessuno per esimersi dall'impegno in prima persona. Il messaggio di Gesù non è rivolto a pochi individui selezionati e privilegiati, ma a tutti.
Un modo concreto per attuare il comando di fare attenzione è prima di tutto troncare ogni legame con precedenti pericolosi in cui è sempre possibile ricadere per sbadataggine o presunzione, un altro modo è considerare il da farsi momento per momento, un terzo modo è di essere previdenti in attesa del futuro.
Chi dorme non riesce a distinguere il sogno dalla realtà, ciò che è destinato a svanire al risveglio, da ciò che resta, invece il cristiano è sobrio e con gli occhi bene aperti. Più avanti ai suoi Apostoli Gesù raccomanderà oltre alla veglia anche la preghiera.
Forse ai nostri giorni risulta più evidente che in passato che non basta l'insonnia, occorre anche la devozione; in molti infatti passano le notti intere nel divertimento, ma non ne guadagnano frutto davanti a Dio.
Gesù non ci chiede la frenesia, ma di riporre la nostra serenità in Lui, senza andare in cerca di false consolazioni, allora saremo pronti ad incontrarlo quando finalmente si manifesterà.

09:42 Scritto da: danimura65 in Omelie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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